XXVIII Riunione LIMPE

Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson le Sindromi Extrapiramidali e le demenze

MODELLI SPERIMENTALI E CORRELAZIONI CLINICHE NELLE MALATTIE EXTRAPIRAMIDALI E NELLE DEMENZE


TRATTAMENTO CON INFUSIONE SOTTOCUTANEA DI APOMORFINA IN PAZIENTI CON MALATTIA DI PARKINSON


Nordera GP, Stocchi F, Barbato L, Grassini P, De Pandis MF, Vacca L, Ruggieri S. Istituto "A.Benedetti", Villa Margherita (Vi); Dip. Neuroscienze e "Neuromed", Universitą "La Sapienza", Roma Italia.

Osservazioni cliniche e sperimentali suggeriscono che la stimolazione dopaminergica continua puņ prevenire o migliorare le fluttuazioni motorie dei pazienti con Malattia di Parkinson in uno stadio avanzato.La somministrazione per via sottocutanea di apomorfina, mediante infusori portatili temporizzati si č dimostrata efficace nel controllare gli inconvenienti di una terapia pulsatile. Per il successo di tale terapia risulta di fondamentale importanza la selezione ed il management dei pazienti. Riportiamo i dati di 55 pazienti (30 maschi e 15 femmine) affetti da Malattia di Parkinson sottoposti ad infusione continua sottocutanea di apomorfina. 1 pazienti presentavano all'inizio del trattamento un H&Y in media di 3.9, etą 61.04±7.5 anni (range 42-71), durata media di malattia di 14.8± 5.47 anni (range 5-24) in trattamento con levodopa da 14.0± 4.7 anni (ran-e 5-23), in terapia con dosaggi medi orali di levodopa di 725 ma/die. Stabiliti i rate infusionali ottimali sulla base della risposta terapeutica e tollerabilitą, i pazienti sono stati sottoposti ad infusione sottocutanea di apomorfina erogata costantemente nell'arco di 12-15 ore giornaliere con rate di 2.5-8 mg/ora. Si sono utilizzati microinfusori computerizzati a batteria, di dimensioni ridotte e facili da indossare (tipo Microjet Crono Par - Canč), in grado anche di erogare boli di apomorfina supplementari. La dose media di apomorfina rivelatasi necessaria al controllo ottimale della sintomatologia parkinsoniana č stata al momento della prima dimissione, di 4.3 me,/ora. Successivamente il dosaggio ha richiesto in media solo lievi incrementi restando abbastanza costante nella popolazione in studio. Il fabbisogno di levodopa associata, all'inizio del periodo di infusione, si č invece ridotto da fina media di 708.3 mg-/die a 375 mg/die. In seguito č nuovamente aumentato restando perņ al di sotto del valore basale. Le ore di "off", calcolate sulle 12 ore, si sono ridotte inizialmente da una media di 4.6 a 0.9 dopo 6 mesi, restando poi costanti nel corso del tempo attorno a valori di 2.5. Anche le fluttuazioni motorie hanno mostrato un netto miglioramento. Infatti le discinesie hanno mostrato una riduzione iniziale da un valore di 3.6 (scala AIMS) ad un valore di 2 dopo 6 mesi e mantenendo valori sostanzialmente invariati. Non sono state riscontrate alterazioni significative dei parametri clinico-strumentali (esami ematochimici, ECG). Quasi tutti i pazienti in infusione hanno sviluppato noduli fibrotici sottocutanei addominali in corrispondenza del sito d'inserzione dell'ago.